Diagon Alley era sempre affollata, c’era poco da fare. Fortunatamente quello era novembre, se ci fossero andati verso la fine di agosto o gli inizi di settembre l’avrebbero trovata piena zeppa di bambini con i rispettivi genitori. Bambini super eccitati per il rientro a scuola… o meglio per lo shopping pre-scuola. Nick ricordò per un attimo la sua primissima volta a Diagon Alley, quando con sua madre era entrato da Olivander per la bacchetta. Ne aveva provate un’infinità rischiando sul serio di demolire il negozio dell’artigiano e di mettere in serio pericolo le loro vite. Quella col crine di unicorno aveva avuto la cattiveria di dividere il bancone a metà, e quindi l’aveva riposta immediatamente un po’ sconcertato. Finalmente riuscì a trovare quella adatta a lui. Una Villation; 12 pollici, legno di acero rosso, pelle del Basilisco, Resistentissima e piuttosto rigida. Così c’era scritto sulla confezione rettangolare. Lui era contento di aver finalmente messo fine alla distruzione del negozio del signor Olivander, mentre sua madre, alla descrizione della bacchetta, non era sembrata particolarmente entusiasta. Già, e una volta a scuola riuscì anche a capire il perché. Passeggiava, stringendo la mano di sua moglie nella sua, mentre nell’altra reggeva una busta carica di libri. Erano appena usciti dal Ghirigoro, dove praticamente Eilys aveva deciso di trasferirsi non appena avesse svuotato completamente ogni scaffale della libreria. Il commesso aveva assistito alla scena impotente, mentre Nick si era sforzato a non ridere per tutto il tempo, prendendo al volo ogni tomo che la ragazza lasciava cadere dietro di sé. Aveva comprato libri di vario genere e il biondo era riuscito solo a leggerne qualche titolo. Alcuni erano indubbiamente romanzi babbani, altri invece avevano l’aria di essere ricettai e quasi quasi le avrebbe voluto chiedere cosa mai potesse farsene lei , ma decise saggiamente di tacere. Uno però non glielo consegnò, anzi lo ficcò dritto nella busta dettando il prezzo al povero commesso che si limitò a fare il conto di tutto. Già, aveva speso un bel po’ di soldi lì dentro, ma Nick era felice che sua moglie preferisse svuotare le librerie e il negozio di articoli per il Quidditch, piuttosto che la sartoria di Madame McClan. Insomma aveva più senso, almeno secondo lui. Stava ancora camminando, quando improvvisamente sentì che la ragazza si era fermata. Tornò indietro di pochi passi e le si mise alle spalle. Eilys stava fissando la vetrina di un nuovo negozietto. Nick alzò lo sguardo incontrando l’insegna che recitava “Little Wizard”. Il biondo tornò ad abbassare lo sguardo sulla ragazza. Sciolse la presa della mano sulla sua e l’abbracciò, dandole un bacio sulla guancia. Ovvero l’unica parte scoperta fra sciarpa e cappello.
Cosa guardi?
Le chiese curioso guardando la faccia assorta della sua donna.
Ti va di entrare?
Aggiunse poi parandoglisi d’avanti con un ampio sorriso. Adesso aveva incuriosito anche lui.
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Eilys non aveva mai amato lo shopping. In effetti lo trovava estenuante, e odiava andare in giro con la sola scusa di stare a guardare le vetrine. Gli unici momenti in cui si rassegnava a uscire per negozi, era quando doveva davvero comprare qualcosa, e il più delle volte si limitava a entrare in quello che le serviva, comprare quello che c'era da comprare e uscire il più in fretta possibile. Ma quella volta era diverso. Effettivamente, Eilys non aveva idea di quello che stava cercando. Doveva fare scorta di libri da leggere, è vero, ma a parte libri di lettura, cercava altro. Qualcos'altro, qualcosa di poco preciso, ma che in qualche modo riuscisse a tranquillizzarla sulla piccola cosa che dormiva e cresceva dentro la sua pancia. Un libro sui bambini, insomma. A malapena lo pensava intensamente, per paura che qualcuno potesse captare le onde di paura mista a felicità che sentiva quando il pensiero la sfiorava. Ma lo considerava un passo avanti. Almeno, adesso, non lo nascondeva a se stessa. E in un certo senso si preparava. Quel giorno di inizio Novembre era un gelido anticipo dell'inverno. Era sabato, quindi Eilys non poteva sperare che a Diagon Alley ci fosse poca gente. Si era svegliata presto, e in punta di piedi per non svegliare Nick era scivolata fino in bagno, e poi, dopo aver passato cinque minuti china sul gabinetto ed essersi lavata i denti, schifando ogni possibilità di fare colazione, era tornata in camera. E con suo enorme orrore, aveva trovato Nick sveglio. Dopo che le aveva chiesto dove andava, Eilys aveva ammesso che andava a Diagon Alley, e che se gli andava potevano fare un giretto insieme. Dopotutto sarebbe parso sospetto non invitarlo, visto che entrambi avevano il giorno libero. Così, dopo essersi imbacuccati ben bene e dopo che Eilys ebbe passato un'altra buona mezzora in bagno per assicurarsi che dal pesante cappotto non s'intravedesse nemmeno per sbaglio la minimale -e probabilmente inesistente- sporgenza della sua pancia, erano partiti. Eilys come al solito aveva rifiutato la mano di Nick per Smaterializzarsi insieme, fingendo di aver dimenticato qualcosa e invitandolo a precederla al Paiolo Magico. Con un sospiro poi l'aveva seguito, dicendosi che la cosa stava diventando sempre più complicata. Avrebbe dovuto dirglielo al più presto. Ma non oggi, si era detta. Che era quello che faceva a tre settimane a quella parte. Al Ghirigoro aveva subito trovato la sezione dei romanzi babbani, e vi ci si era immersa, dimenticando temporaneamente anche il motivo principale per cui era entrata lì dentro. Aveva preso e buttato tra le braccia di Nick Misura per misura e La Tempesta di Shakespeare, un paio di gialli e anche I dolori del giovane Werther di Goethe, che aveva tutta l'aria di essere un bel mattone, ma che per questo l'attirava. Una volta finita la scorta dei libri di lettura, si era spostata con falsa casualità verso il reparto di libri di Cucina e Pozioni -che al Ghirigoro erano accanto. Lì, aveva preso distrattamente due libri; uno si chiamava Contro i Mal di Pancia, Rimedi Fai da Te di un noto pozionista, che sperava le sarebbe stato utile per la nausea che non la lasciava mai in pace, e l'altro invece era Piccole Ricette per Piccoli Maghi, e sperava che Nick, se avesse letto il titolo, lo avrebbe pensato soltanto come un allusione all'incapacità di cucinare di chi comprava il libro. Ma aveva dovuto spostarsi verso un altro reparto per trovare ciò che cercava. Aveva lasciato Nick occupato con il compito di cercarle un libro dal titolo inesistente -se l'era inventato sul momento, ed era corsa via con la scusa di provare da un'altra parte. In realtà, era scappata verso il reparto pre-maman perché sì, il Ghirigorno ne aveva uno. In pochi minuti aveva trovato ciò che cercava: Magicamente Incinta, Guida alla Gravidanza e ai Primi Mesi di Vita. Sul retro della copertina c'era una foto dell'autrice circondata da quelli che erano ben otto bambini, ed Eilys l'aveva presa come una dimostrazione di attendibilità. Era tornata da Nick tenendo le mani sul titolo del libro e l'aveva ficcato nella borsa che teneva nella mano senza tanti complimenti, dicendo il prezzo al commesso. Poi dopo aver pagato tutti i libri che aveva scelto più quello inventato che, chissà come, Nick era riuscito a trovare, erano usciti dal Ghirigoro con grande sollievo del commesso. Le strade erano gremite di gente, e fu un po' sgomitando che Eilys e Nick riuscivano a farsi strada tra la folla senza lasciarsi la mano. Contrariamente alle loro abitudini, si erano lasciati andare a un giro panoramico guardando le vetrine. A Eilys, che si sentiva finalmente soddisfatta e al sicuro, non dispiaceva quella passeggiata mano nella mano con Nick, nonostante il freddo. Aveva proposto di andare a prendersi una cioccolata calda da qualche parte, quando una vetrina in particolare attirò la sua attenzione. Un'esplosione di azzurro e rosa la spinse a bloccarsi in mezzo alla strada, tra qualche imprecazione dei passanti e la perdita di Nick tra la folla. La vetrina apparteneva a un negozio che Eilys non aveva mai visto, e capì dalle condizioni dell'insegna che doveva aver aperto da poco. Si chiamava Little Wizard. In vetrina erano esposti gli oggetti più disparati ed inimmaginabili; da culle che ondeggiavano da sole, a strani cubi colorati che cantavano una dolce ninna nanna, a ciucci di tutte le forme, dimensioni e sapori, a grossi orsacchiotti che si muovevano e sembrava impossibile non abbracciare, a tutine. Migliaia di tutine di tutti i tipi e per tutte le taglie e di tutti colori, anche se l'azzurro e il rosa erano evidentemente i privilegiati. Eilys rimase parecchi secondi a fissare la vetrina con gli occhi sgranati, quasi non riuscisse a staccarne lo sguardo. "Cosa guardi?" Disse improvvisamente la voce di Nick alla sua destra. Eilys sussultò e distolse lo sguardo dalla vetrina. Neanche si era accorta che l'aveva abbracciata. Niente. Rispose con voce appena più acuta del normale. Vieni, andiamo. Aggiunse poi, prendendo la mano di Nick e cercando di tirarlo di nuovo verso la calca di gente. Ma ormai si era fregata. Infatti Nick le sorrise ampiamente, e le si parò davanti. "Ti va di entrare?" Eilys oppose una certa resistenza, ma non disse di no. Era combattuta tra il desiderio di entrare e la paura che il farlo l'avrebbe tradita. Ma alla fine sorrise debolmente a Nick e si lasciò trascinare all'interno del negozio. Era un ampio locale e, come nella vetrina, i colori predominanti erano l'azzurro e il rosa. Gli scaffali erano traboccanti di merci, tra cui giocattoli, bavaglinii, vestitini e chi ne ha più ne metta. Eilys venne pervasa da uno strano calore, e un sorriso più sincero le si dipinse sul viso.
You're all that matters, You know if this earth should crack I'll be your solid ground. I will be there to catch you when you fall down. If I have to crawl, Get down on my knees, Whatever it takes, I'll do anything. I'd take the stars right out of the sky for you, I'd end the world give you the sun, the moon For all of time, forever loving you.
And now it's your chance to move on, change the way you've lived for so long. Find the strength you've had inside all along, cause Life starts now, you've done all the things that could kill you somehow, and you're so far down, but you will survive this somehow because Life starts now. All this pain... take this life and make it yours. All this hate... take your heart and let it love again.
SLa risposta non tardò ad arrivare. Niente. Lo disse con una cove così acuta e ad una velocità così insolita che sembrò quasi fosse stata beccata a fare qualcosa di male e che tentasse di nasconderlo. Nick la guardò un po’ perplesso, inarcando le sopracciglia. Non sembrava stesse guardando nulla, altrimenti non si sarebbe bloccata a quel modo in mezzo la strada, rischiando di essere travolta dalla folla di persone che quel giorno si era riversava a Diagon Alley. No, non poteva essere niente, anzi doveva sicuramente essere qualcosa che aveva attirato la sua attenzione in maniera particolare. Tornò a dare una veloce occhiata alla vetrina del negozio, sta volta con più attenzione, in modo da capire cosa avesse catturato tanto l’attenzione di sua moglie. Un negozio per bambini. Anzi per piccoli maghi, come diceva l’insegna. In quella vetrina c’era un’incredibile moltitudine di roba, dalle culle che dondolavano placidamente, agli orsacchiotti che allargavano le braccia in una tacita richiesta di coccole. Vide anche delle Firebolt dalle dimensioni decisamente ristrette, di così piccole non ne aveva mai viste. Ciucciotti che avevano le sembianze di un boccino d’oro e un sonaglino che aveva tutta l’aria di un piccolo snaso. Per non parlare delle poi delle piccole bacchette di gomma che scintillavano magicamente. Un sacco di giochini che in vita sua non aveva mai visto, ma che nel complesso sembravano davvero fantastici. Vieni, andiamo. Si sentì improvvisamente strattonare da Eilys che tentava di andare lontano da lì, il più lontano possibile da quel negozio. Cos’è aveva vergogna? Vergogna di immaginare in futuro?! Era passato un bel po’ da quando ne avevano parlato, un mese o anche qualcosa in più. Da quella mattina non avevano più affrontato l’argomento, forse entrambi timorosi di forzare un po’ troppo la mano. La verità era che Nick desiderava ardentemente un bambino da Eilys. Un bambino che fosse il prodotto della loro unione e del loro amore incondizionato, ma aveva capito che sua moglie non se la sentiva. Non aveva mia pensato concretamente alla cosa e quindi aveva bisogno di tempo. Tempo che Nick le avrebbe dato, senza farle alcun tipo di pressione. Forse però il portarla in quel negozio poteva passare per un’inconscia forzatura. Forse non era proprio il caso di farle fare un giro fra scaripine minuscole, pannolini, biberon e quant’altro. Forse vedendosi tutta quella roba attorno e pensare che era stato lui ad invitarla ad entrare poteva farla sentire un po’ condizionata. Ma Nick a tutto questo non pensò. Pensò piuttosto a chiederle se voleva entrare, perché l’aveva vista così assorta nel guardare gli oggetti esposti in vetrina, che pensava le avesse fatto piacere, in qualche modo, entrarci. E all’invito la ragazza non rispose, si limitò ad un piccolo sorriso e non oppose resistenza quando, Nick, prendendole la mano l’aveva condotta alla porta del piccolo negozio. Appena entrò, gli occhi del ragazzo vennero catturati da una miriade di abitini blu e rosa. Dovette chiuderli un secondo per non rimanere stordito da quei due colori tenui, che in quel negozio però erano davvero concentrati. Subito dopo si girò verso Eilys. Gli sembrò più bella del solito. Il volto disteso e rilassato, le labbra dischiuse in un sorriso sincero, uno dei suoi sorrisi più belli, e aveva gli occhi illuminati di una luce nuova che non riuscì a comprendere. Stava per chiederle se le andasse di sbirciare un po’ in giro, ma qualcuno lo precedette. BuonSHioVno Shenitili signoVi! Date a me il sopVabito e peV qualsiasi cosa non abbiate timoVe di chiedeVe. Dal nulla era apparso quello che doveva essere il commesso, e che per poco non fece saltare il biondo per lo spavento. Da dove diavolo era saltato fuori?! Nick si girò bruscamente e si trovò di faccia un tipo alquanto strano. Aveva la testa pelata, a Nick parve di vedere dell’ombretto viola sugli occhi. Il che lo confuse non poco. Questo bizzarro tizio dalla strana parlata, in più indossava un pantalone a zampa di elefante di un viola che non aveva mai visto prima di allora, un paio di zatteroni gialli e una maglia cosparsa di paillettes fucsia. Con movimenti meccanici e ancora sotto shock per quella inquietante figura, Nick si tolse il bomber nero che indossava e lo porse al commesso. Lo strano individuo, una volta preso anche il cappotto di Eilys, la squadrò da capo a piedi con un sorriso compiaciuto sulle labbra. Oh, mi faSHia indovinaVe, è la quaVta settimana, veVo? Oh congVatuVazioni vivissime! Quell’… uomo?! Quell’uomo gli dava veramente i brividi. Nick guardò prima Eilys, che aveva gli occhi talmente sgranati che mancò poco non schizzassero via dalle orbite, poi il commesso, decisamene esaltato da quell’intuizione. Doveva aver frainteso, anche se era stato davvero preciso a dare anche un periodo alla presunta gravidanza di Eilys. Decise di prendere la palla al balzo, tanto oramai erano entrati e sembrava davvero poco gentile far sfumare via l’entusiasmo di quel tipo con un ”No, si sbaglia.”. Sarebbe stato da villani.
Esatto.
Rispose Nick sorridendo divertito, per poi girarsi e fare l'occhiolino ad Eilys.
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Quel posto le comunicava una certa, vaga tenerezza. Non sapeva a cosa fosse dovuto. Ma per un attimo, le balenò davanti agli occhi l'immagine di un bambino biondissimo che cercava di camminare tenendo la mano di Nick, che lo sorreggeva ridendo. Chiuse un attimo gli occhi per scacciare quell'immagine e togliersi quel sorrisetto idiota dalla faccia. Non voleva dare l'impressione che non fosse entrata in quel negozio per semplice curiosità, trascinata da suo marito. Quando si voltò verso Nick, vide che la guardava. Automaticamente gli sorrise di nuovo, radiosa, e poi si dette della stupida. Doveva smetterla, o avrebbe intuito qualcosa. "BuonSHioVno Shenitili signoVi! Date a me il sopVabito e peV qualsiasi cosa non abbiate timoVe di chiedeVe." Esclamò improvvisamente una voce piuttosto strana. Eilys sobbalzò in contemporanea con Nick. Si trovò davanti il proprietario della voce strana, e probabilmente, anche se non se lo fosse trovato davanti, avrebbe capito che apparteneva a lui. Era un uomo sullla trentina, ma nonostante questo era già completamente pelato, anche se Eilys non avrebbe potuto assicurare che non fosse per scelta. Indossava un paio di pantaloni a zampa d'elefante color viola acceso, una canottiera di paillettes fucsia -Eilys si chiese come facesse con quel freddo, che rivelava delle braccia piuttosto muscolose, e un paio di scarpe giallo intenso. La ragazza rimase a fissarlo qualche secondo, prima di sorridergli. Nonostante fosse decisamente strano, sembrava simpatico. Si voltò verso Nick per comunicargli il pensiero con lo sguardo, ma quando vide la sua faccia per poco non scoppiò a ridere. Mascherò la risatina con un colpo di tosse. Nick fissava il commesso con gli occhi sgranati, e si tolse il giubbotto automaticamente, senza probabilmente rendersi conto di cosa stesse facendo. Eilys ebbe un altro accesso di tosse. Poi però il signor commesso porse la mano verso di lei, ed Eilys, con grande riluttanza, si tolse il pesante cappotto grigio che indossava, insieme alla sciarpa e al cappello. Aveva appena appoggiato il cappotto nell'incavo del braccio del commesso, che questi prese a squadrarla con attenzione da capo a piedi, per poi soffermarsi -con grande dispiacere di Eilys- proprio sul suo ventre, con un sorrisetto compiaciuto. La ragazza si strinse nelle braccia, a disagio. "Oh, mi faSHia indovinaVe!" Esclamò di nuovo all'improvviso il commesso, facendola sussultare. "E' la quaVta settimana, veVo?" E il commesso le diventò d'un tratto molto meno simpatico. Eilys non fu certa di sbiancare oppure di arrossire come un pomodoro, ma dalla sensazione di ghiaccio che l'avvolse, intuì dovesse essere la prima. Mannaggia a quel commesso del cavolo. Come accidenti aveva fatto a indovinare? Automaticamente si portò ai lembi del pullover e lo tirò più giù che poteva, osservandosi il ventre. Non sporgeva niente. Assolutamente niente. Si preparò ad urlare un deciso NO! quando il commesso proseguì: "Oh congVatuVazioni vivissime!" Eilys si morse l'interno della guancia. Le tue congratulazioni te le puoi ficcare nel... "Esatto." Esclamò Nick allegro dalla sua destra. Eilys si sentì mancare. Si voltò di scatto verso il ragazzo, fissandolo con gli occhi grossi quanto due palline da tennis. Non era possibile... Era stata attenta, non era possibile che se ne fosse accorto... No, non poteva essere... Proprio quando stava per aprire bocca e chiedergli come avesse fatto a capirlo, Nick si voltò verso di lei, e le strizzò l'occhio senza farsi vedere dal commesso. Eilys recuperò un po' di colore, e lasciò silenziosamente andare il fiato che non si era resa conto di aver trattenuto. Allora scherzava. Significava che ancora non lo sapeva... La cosa, in un certo senso, la rassicurò. D'altro canto, per qualche motivo, la deluse. Forse perché se se ne fosse accorto da solo lei non avrebbe dovuto trovare le parole per dirglielo. Fatto sta che pestò il piede di Nick con una certa violenza. Il commesso fece la faccia di chi ha appena vinto mille galeoni. "Oh che belllo! Ho un talonto per queste cose" Eilys pensò che il suo talento poteva tenerselo per sé. Il commesso si avvicinò a Nick e gli dette una vigorosa pacca sulla spalla. "Félicitations! Scentvo pevfetto, vagazzone." Eilys stavolta fu sicura di essere avvampata. Che cos'era lei, un tiro a segno? L'astio verso il commesso scese un po', però, quando vide l'espressione di Nick alla parola ragazzone. "Ma non pevdiamosci in chiaccheve! Vovete sicuvamonte pavtive da qualcosa di unisex, immasgino, dopotutto il bambino non è ancova nato... Ma adovo le pevsone pvevidenti! Suivez-moi, s'il vous plaît!" Esclamò, per poi schioccare le dita. I cappotti di Eilys e di Nick volarono immediatamente a un attaccapanni, e i due, con riluttanza nel caso di Eilys, si affrettarono a seguire il commesso. Veramente... Provò a fermarlo Eilys. Noi, veramente... Ma il commesso non dava segno di averla sentita. E Nick, che sembrava divertirsi molto, l'aveva presa per mano, e la trascinava attraverso gli scaffali del negozio. Eilys si maledisse per essersi lasciata trascinare lì dentro.
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Eilys non doveva essere molto d’accordo con il gioco che le aveva proposto, perché, tempo due minuti, Nick ricevette una tallonata ben assestata sul piede destro. Accusò il colpo evitando di attirare l’attenzione dello strano commesso, ovvero senza prendersi il piede fra le mani ed iniziare a saltellare per il negozio. Se gli aveva fatto così male?! Quando voleva quella ragazza sapeva tirar fuori una forza spaventosa. Mentalmente la ringraziò per non aver indossato stivali con tacco o cose del genere, perché se l’avesse fatto a quest’ora le dita del piede sarebbero tutte fratturate, nessuna esclusa. Non disse nulla, ma si limitò a lanciarle un’occhiataccia per manifestarle il suo disappunto per il colpo appena ricevuto. Sapeva che avrebbe potuto fare di peggio, tipo non limitarsi al piede, però comunque non c’era un motivo valido per prendersela tanto. Il commesso voleva giocare all’indovino, che male c’era ad assecondarlo?! Possibile che il pensiero di diventare mamma la infastidisse così tanto?! Oh che belllo! Ho un talonto per queste cose Ecco appunto. Quel pazzo era davvero convinto di averti azzeccato. Ed era così felice per questo, non sarebbe stato scortese dirgli che invece aveva preso un grosso, grossissimo abbaglio?! Nick si girò verso Eilys e la guardò, squadrandola da capo a piedi come prima aveva fatto quel tizio. Insomma, dove le aveva viste queste quattro settimane?! Non c’era pancia in più, o qualcosa che potesse confermare le teorie di quel visionario in paillettes. Ancora concentrato su Eilys, per capire come cavolo avesse potuto pensare che fosse incinta di quattro settimane, sentì improvvisamente qualcuno dargli una pacca sulla spalla. Mancò poco che afferrasse la mano del commesso per stenderlo sul pavimento con uno scatto fulmineo. Il contatto fisico con… con quell’u-uomo lo aveva leggermente scosso, per non parlare poi di ciò che gli disse con quell’aria compiaciuta e quello strano e maledettissimo accento straniero! "Félicitations! Scentvo pevfetto, vagazzone." Centro perfetto?! Inutile dire che Nick dilatò gli occhi a mandorla in un’espressione a dir poco allibita. Le labbra che cercavano di evitare una smorfia, non riuscendoci poi completamente, mentre tornava a squadrarlo con una leggera inquietudine. Centro perfetto… Erano considerazioni da fare?! No, perché a questo punto avrebbe potuto dire qualcosa si cavalli e le cavalcate, sull’essere incastrati, sul put the lime in the coconut.. su… Eilys non era un bersaglio bianco e rosso che lampeggiava insomma! Stava per dirgli qualcosa al riguardo, tant’era vero che aveva anche alzato l’indice, proprio a voler puntualizzare, ma quel folle non gli diede il tempo di dire o fare nulla. "Ma non pevdiamosci in chiaccheve! Vovete sicuvamonte pavtive da qualcosa di unisex, immasgino, dopotutto il bambino non è ancova nato... Ma adovo le pevsone pvevidenti! Suivez-moi, s'il vous plaît!" L’ultima parte non gli fu ben chiara. Però per intuizione capì che doveva essere una sorta di invito a seguirlo. Quando lo vide schioccare le dita con una strana ed inquietante eleganza, un brivido d’orrore gli percosse per un secondo la schiena. Forza e coraggio, iniziava il tour. Veramente... Nick riprese la mano di Eilys, e non mancò di farle un sorriso terribilmente divertito. Doveva ammetterlo, a parte il commesso un po’… alternativo?!, la situazione lo divertiva molto. Anzi, moltissimo. Noi, veramente... Era inutile. Né Nick, né l’uomo d’avanti a loro la stava ascoltando. Detto così sembra crudele e meschino, forse un po’ lo era, ma la verità è che la situazione non sembrava poi tanto male. Forse la presenza di quello strano individuo inquietava anche Eilys, o per lo meno la metteva a disagio quanto a lui. Iniziarono a girare per il negozio, fra gli scaffali stracolmi di roba. Giochi di ogni genere, indumenti minuscoli che infusero nel cuore del biondo una strana e nuova tenerezza. Mentre il commesso continuava a parlare a vanvera e a camminare mostrando cose a destra e manca, Nick si fermò esattamente lì, vicino a tantissime micro magliette, micro tutine, micro scarpine. Ne prese un paio con la mano ed erano così piccole da occuparne giusto il centro. Erano azzurre, con sopra disegnati dei piccoli unicorni bianchi, che aprivano e chiudevano le ali ritmicamente. Sembrava quasi che potessero rompersi da un momento all’altro tanto erano piccole, e pensò che probabilmente avrebbe avuto paura di rompere anche l’esserino a cui sarebbero calzate perfettamente. Già. Immaginava che se un giorno Eilys gielo avesse porto avrebbe fatto un sacco di storie prima di lasciarsi convincere a prenderlo fra le braccia. Ma una volta lì, difficilmente l’avrebbe ridato indietro, di questo ne era sicurissimo. Si voltò verso di lei sorridendo e mostrandole le scarpine.
Guarda quanto sono piccole…
Le disse spostando lo sguardo dal viso di sua moglie alle piccole scarpine azzurre. Era sicuro di sembrare un bambino. Un bambino che per la prima volta vedeva qualcosa di apparentemente straordinario. In realtà era un adulto che si rendeva conto sempre più di quanto sarebbe stato eccezionale avere un esserino capace di indossare quegli abitini minuscoli, tutto per sé. Nel frattempo il commesso continuava a delirale, finalmente lontano da loro.
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E il tour fu piuttosto interessante, a dire il vero. Eilys e Nick caracollavano dietro al commesso, che aveva un passo elegante e svelto decisamente strambo; in un perfetto tacco, punta, tacco, punta sembrava non alzasse mai il piede prima di aver appoggiato l'altro, e poi hop!, di nuovo tacco e punta, e nel farlo sculettava a bella posta. Eilys si chiese con una risata soffocata se per caso non stesse cercando di fare colpo su Nick. L'inquietudine, infatti, dopo un po' stranamente l'aveva lasciata, ed Eilys non aveva più avuto bisogno di lasciarsi trascinare. Incedeva svelta al fianco di Nick, guardandosi intorno con una strana meraviglia. All'inizio aveva provato ad ascoltare il commesso, se non altro per educazione, ma poi si era rivelato piuttosto difficile -forse anche a causa del suo strano accento, e aveva rinunciato. Ogni cosa che vedeva era piccolissima. Veramente minuscola, sembrava essersi ristretta. C'erano abitini minuscoli, scarpine minuscole, cappellini minuscoli, ombrellini minuscoli, guantini minuscoli eccetera eccetera. Ogni cosa in quel posto era fatta a misura di bambino, ed Eilys non poté impedirsi, ogni volta che guardava qualcosa, di pensare; Oh, questo sarebbe perfetto a privavera... Chissà, se fosse un maschio potrei... Che carino quel vestitino!... Quella culla sarebbe perfetta... E andava avanti così. Ogni volta che ci pensava aveva paura, e si riprometteva di non farlo più. Ma poi, quando vedeva qualcos'altro che attirava la sua attenzione, ricominciava tutto da capo, e seguitava così in un circolo vizioso. Eilys si perdeva in quelle piccole fantasie, rabbrividendo dolcemente. D'altra parte, ogni volta che la sfiorava un pensiero del genere, la colpiva una brusca fitta di senso di colpa, e si ritrovava a guardare Nick di sottecchi. Chissà se anche lui sognava... se immaginava il loro bambino che sfrecciava su quella piccola scopa volante, o se lo vedeva chino a giocare con quel peluche... Solo che per lui non potevano altro essere che questo: fantasie. Ed era colpa sua se non sapeva che c'era davvero un bambino da immaginare. E allora si sentiva a disagio, e desiderava uscire da quel negozio il prima possibile. Improvvisamente, mentre Eilys osservava una fila di mini camicette color zucchero filato, si sentì bloccata dalla mano di Nick, e si voltò verso di lui con aria interrogativa. Lo vide rivolto verso uno scaffale, che trafficava con qualcosa che era evidentemente piccolissimo. Quando Nick si voltò verso di lei, Eilys si sentì colmata da un indescrivibile sentimento di tenerezza. Nick teneva in mano un paio di scarpe così piccole che sarebbe stato incredibile se lei fosse riuscita a infilarci il pollice e l'indice: erano di un azzurro chiaro, e sopra c'erano dei piccoli unicorni alati che sbattevano le ali. " Guarda quanto sono piccole…" Mormorò Nick, e Eilys sentì le lacrime affluire agli occhi. Il viso del ragazzo era meraviglioso, e senza esagerare. I suoi occhi azzurri brillavano di una luce che Eilys non aveva mai visto, e che era come un balsamo, per lei. Aveva un sorriso aperto e chiaro, addirittura luminoso. Apparentemente senza alcuna spiegazione -di sicuro per Nick- la ragazza gli gettò le braccia al collo, e lo travolse in un bacio violento e commosso. Quando si staccò da lui, sentiva all'interno un incredibile calore, un calore che somigliava all'impulsivita quanto alla sicurezza. Perciò, Eilys non ci pensò poi molto. Ormai era lanciata. Lo guardò negli occhi, convinta. Glielo doveva dire. Nick, io... "Oh, vedo che avete tvovato qualcosa di interessonte, n'est pas?" Esclamò una voce familiare alle sue spalle. In fretta come era venuto, il calore di dileguò dal petto di Eilys, e la ragazza si sentì come svuotata. Immediatamente l'inquietudine la riabbracciò, e si dette della stupida per quello che stava per fare. Si voltò grata verso il commesso, che li guardava con un'espressione accesa e gioviale dipinta sul viso. Eilys lo ringraziò vivamente in silenzio. Sì. Si affrettò a esclamare, prendendo con delicatezza le scarpine dalla mano di Nick. Prendiamo queste. Disse, porgendole al commesso. Doveva uscire di lì immediatamente, prima che qualcosa le facesse perdere di nuovo la testa. Quel posto aveva una cattiva influenza su di lei. Per qualche motivo però, non voleva lasciare lì quelle scarpette. Forse perché altrimenti il commesso avrebbe insistito per fargli acquistare qualcos'altro, non lo sapeva. Ma non poteva lasciare lì la fonte di tutta quella tenerezza, e dello sguardo dolce di Nick. Il commesso sorrise, prendendo tra le mani le scarpette come si fosse trattato di una cosa fragilissima. "Ottima scelta, Madame." E riprendendo a camminare in quel modo strano si diresse di nuovo verso la cassa. Eilys prese Nick per mano e si affrettò dietro al commesso, tirandoselo dietro. L'uomo delle paillettes balzò fin dietro alla cassa, aprì un grosso registro rosa e azzurro e canticchiando prese a scorrere quella che aveva tutta l'aria di essere una lunghissima lista prezzi. Eilys nel frattempo si guardava intorno, sperando che si sbrigasse, facendo di tutto per non incrociare lo sguardo di Nick. "Ah- ha!" esclamò finalmente il commesso, puntando un'unghia maniacalmente curata su una riga del registro. "Voilà, ça fait quindici galeoni, Madame" disse allegro. Senza pensare se fosse tanto o poco, Eilys aprì la borsa e tirò fuori il borsellino. Contò quindici galeoni esatti e li appoggiò nella mano aperta del commesso, che aprì la cassa con un acuto tintinnio e ce li fece cadere dentro uno alla volta. Poi guardò di nuovo Eilys e Nick, e inarcò le sopracciglia. La ragazza notò dell'ombretto viola sulle palpebre. "Volete un pacchetto, una busta, quelque chose...?" No! Va bene così, grazie. Arrivederci. Esclamò Eilys senza prendere fiato. Afferrò le scarpine, le infilò nella busta dei libri che portava Nick e uscì dal negozio trascinandolo per la mano. Stranamente, soltanto quando furono fuori, in mezzo alla calca di persone che sgomitava e spingeva, ad Eilys sembrò di tornare a respirare davvero per la prima volta da quand'era entrata.
You're all that matters, You know if this earth should crack I'll be your solid ground. I will be there to catch you when you fall down. If I have to crawl, Get down on my knees, Whatever it takes, I'll do anything. I'd take the stars right out of the sky for you, I'd end the world give you the sun, the moon For all of time, forever loving you.
And now it's your chance to move on, change the way you've lived for so long. Find the strength you've had inside all along, cause Life starts now, you've done all the things that could kill you somehow, and you're so far down, but you will survive this somehow because Life starts now. All this pain... take this life and make it yours. All this hate... take your heart and let it love again.
Continuò per un po’ a indirizzare lo sguardo da lei alle scarpine che teneva sul palmo della mano. Probabilmente sembrava uno stupido. Forse lo era, insomma non ci si può mica emozionare a quel modo per un paio di scarpine?! Eppure. Eppure a lui era successo e probabilmente aveva l’aria di un bambino il giorno di Natale. Si la stessa espressione che si ha quando si scarta un regalo e ci si ritrova a stringere fra le mani esattamente ciò che si desiderava. Avrebbe voluto comprarle, così senza motivo effettivamente. Non c’era un bambino in arrivo e probabilmente non ci sarebbe stato per un po’, quindi che senso aveva comprarle? Non lo sapeva, non lo sapeva davvero. Sapeva solo che tenere in mano quegli affarini minuscoli gli trasmetteva un gran calore nel cuore. Chissà se ad Eilys faceva lo stesso effetto. Avrebbe voluto tanto si sentisse come lui in quel momento, o perlomeno che percepisse quello che stava provando tenendo in mano quelle scarpine. Assurdo e banale. Scontato e stappalacrime. Schifosamente dolce e mieloso. Si ok, forse era vero. Ma non poteva far finta di niente. Non poteva fermarsi, né poteva restare freddo e impassibile d’avanti ciò che vedeva. Se l’era figurato una miriade di volte una scena simile: per negozi, pannolini, biberon, carrozzino alla mano, notti insonne, pianti, coccole, risate, il bagnetto, ciucci ovunque, la prima magia, il seggiolino per l’auto e quello per la scopa, pappette omogeneizzate, facce buffe e stupide, che magari ti facevano passare per un idiota! Forse per la prima volta in vita sua capì che desiderava fare il papà più di quanto avesse sognato di diventare Auror e seguire le orme di sua madre. Fare il papà come suo padre non aveva fatto con lui. Mettere suo figlio sopra qualsiasi cosa e farglielo capire. Esserci sempre, spingerlo sull’altalena, insegnargli a giocare a Quidditch, anche se a quello probabilmente ci avrebbe pensato Eilys. Ascoltarlo, consolarlo, incoraggiarlo. Esserci sempre e comunque, solo per lui. Già. Non c’entrava nulla il voler portare avanti il cognome, la stirpe, la gens e tutte quelle cavolate che persone tipo i Draven mettevano come ragione primaria per dare alla luce un figlio. O almeno era quello che Justin una sera nella loro stanza del dormitorio gli aveva confessato. Scacciò via quei pensieri. Dopo tutto quello che era successo Justin era l’ultima persona a cui voleva pensare in quel momento. Spostò ancora lo sguardo su Eilys e fece giusto in tempo a vederla issarsi sulle punte dei piedi e circondargli il collo con le braccia. Poi solo un bacio. Un bacio carico e dolce che Nick ricambiò all’istante, stringendole la vita, e sollevandola giusto un palmo da terra. Eilys aveva capito, aveva capito che emozionarsi per un paio di scarpini non era da stupidi. O meglio, che se lui si era emozionato era per un motivo. E sicuramente l’aveva capito. Si staccò da lui e lo guardò negli occhi. Nick ci vide dentro qualcosa. Un qualcosa che voleva uscire fuori, ma che faticava a farlo. Nick, io... Il biondo le sorrise dolcemente per incoraggiarla. Se c’era qualcosa che voleva dirgli non doveva farsi alcun problema nel farlo. Di qualunque cosa si trattasse non doveva temere nulla. Non sembrava volesse dire qualcosa di brutto, affatto, ma la sua bocca sembrava non voler collaborare. E proprio mentre le labbra si schiudevano per far uscire le parole, arrivò il commesso. Da quel momento tutto accadde così velocemente che non riuscì a rendersi conto di nulla. L’unica cosa che in quella fretta folle, riusciva ancora a distinguere era la voce di Eilys. Sì. Prendiamo queste. Lo prese per mano, lo trascinò al bancone, pagò e non lasciò nemmeno al commesso il tempo di palare che lo liquidò con un Arrivederci.. Si ritrovò fuori dal negozio senza sapere come fosse successo. Gli girò la testa, ma la gomitata di un passante, dritta fra le costole, lo fece riprendere immediatamente. Si guardò attorno spaesato, mentre Eilys continuava a trascinarlo via fra la folla.
Eilys... Eilys aspetta. Eilys ferma!
La chiamò, ma senza alcun successo. La ragazza ormai sembrava l’Hogwarts Express. Non si fermava d’avanti a nulla e se quell’uomo col cilindro non si fosse scansato, era sicuro che l’avrebbe travolto. Impuntò i piedi per terra e la strattonò verso di sé, facendola sbattere contro il suo petto.
'Only silly people do not have fear. ~Bravery is in fighting it.'
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Fuori. Era fuori. Tra la gente che spintonava e nel freddo glaciale, ma almeno era fuori di lì. Solo che in un certo senso, era ancora troppo vicina. Come se l'influsso di quel negozio diabolico potesse raggiungerla fin lì. Così Eilys tirava Nick per la mano in mezzo alla folla sgomitante, senza preoccuparsi troppo di finire addosso a qualcuno. L'unica cosa che le importava era allontanarsi di lì. Non riusciva a crederci. Lo stava per fare. Era stata sul punto di dirglielo. Che idiota. Si era fatta intenerire da un paio di scarpine ed eccola lì, tutta pronta a spifferare il segreto che teneva da ben tre settimane. Che idiota, veramente da premio. Già. Stava per dirglielo, e se l'avesse fatto... Se l'avesse fatto? Quelle quattro parole rimasero sospese nella mente di Eilys, che ormai si faceva strada tra la folla in modo pressochè automatico. Ecco, bella domanda. Se l'avessi fatto, Eilys? Cosa sarebbe successo? Non si sapeva rispondere. O meglio, forse sapeva farlo, ma così avrebbe perso tutte le deboli -ergo inesistenti- motivazioni che la spingevano a mantenere quel segreto. Nick sarebbe stato felice. No, non felice, sarebbe stato entusiasta. Come minimo. Era uno dei suoi sogni, diventare papà, e quel sogno si sarebbe avverato... Allora perché glielo nascondeva? La ragazza scosse la testa per evitare di rispondersi, e in quel momento, si sentì strattonare all'indietro. Appena in tempo in effetti, perché stava per sbattere contro un tizio con un curioso cappello a cilindro che non sembrava voler cedere alla sua marcia furiosa. Eilys ebbe la stesa reazione di un elastico quando viene bloccato da qualcosa. Prima scattò di qualche centimetro in avanti, e poi rimbalzò all'indietro, perdendo l'equilibrio... Per fortuna c'era il petto di Nick a bloccarla. Appena Eilys ebbe recuperato la stabilità, alzò lo sguardo verso di lui, a metà tra lo stupito e l'arrabbiato. Ma quando incrociò i suoi occhi si sentì arrossire. "Ehi! Si può sapere che ti è preso?" le chiese lui, evidentemente confuso. E come poteva biasimarlo? Niente. Ripose Eilys per la seconda volta quella mattina. Quel tizio mi metteva a disagio. Aveva qualcosa di... non lo so... strano. Balbettò. Mannaggia. Comunque ormai siamo fuori, no? Non importa. Oh, sì che importava. Ma lei non sapeva mentire, perciò meglio liquidare tutto con un non importa. Eilys si strinse nelle braccia, pregando che Nick decidesse di crederle. C'era una bella arietta fuori, ora sì che riusciva a respirare. Molto fresca. In effetti un po' troppo fresca... Fu guardando Nick che Eilys si accorse che non avevano i cappotti. Si maledisse in tutte le lingue del mondo. Per la fretta li aveva dimenticati dall'uomo delle paillettes! Un lucchichìo rosa/fuscsia in mezzo alla folla le fece distogliere lo sguardo da Nick. Eilys si sentì gelare. Il commesso incedeva svelto attraverso la folla -ancora in canottiera, doveva essere pazzo- gridando qualcosa del tipo: "Madame! Monsieur! I vostvi sopvabiti!" Agghiacciata, Eilys estrasse immediatamente la bacchetta, prima che quel paillette-maniaco arrivasse troppo vicino. Accio! Esclamò puntandola verso i cappotti. Questi sfuggirono alla presa del commesso e atterrarono nella mano aperta di Eilys. Tieni. Disse a Nick progendogli il giaccone nero. Poi infilò in fretta il suo cappotto, con la sciarpa e il cappello, accorgendosi solo in quel momento di quanto freddo le facesse. GRAZIE! Gridò poi al commesso oltre la folla. Dopodiché, senza aspettare un secondo di più, riprese la mano di Nick, e intrecciando le dita con le sue riprese a camminare in mezzo alla folla. Senza pensarci poi tanto, lo tirò verso il primo negozio che vide. Eilys entrò sempre stringendo la mano di Nick, e solo quando la porta si richiuse alle sue spalle, tintinnando, si accorse di essere entrata nel Serraglio Stregato. Bene, genio. E adesso come la spieghi questa?
You're all that matters, You know if this earth should crack I'll be your solid ground. I will be there to catch you when you fall down. If I have to crawl, Get down on my knees, Whatever it takes, I'll do anything. I'd take the stars right out of the sky for you, I'd end the world give you the sun, the moon For all of time, forever loving you.
And now it's your chance to move on, change the way you've lived for so long. Find the strength you've had inside all along, cause Life starts now, you've done all the things that could kill you somehow, and you're so far down, but you will survive this somehow because Life starts now. All this pain... take this life and make it yours. All this hate... take your heart and let it love again.
La ragazza lo guardò con evidente stupore. Perché era stupita? Si aspettava forse che si lasciasse trascinare per la strada ad investire i passanti?! No che non lo pensava, perché se davvero l’avesse pensato… no. Non l’aveva pensato e basta, altrimenti non sarebbe corsa a quel modo via dal negozio, né si sarebbe dimenticata lì dentro i loro soprabiti. Niente. Niente?! Ci risiamo… No, niente non era una risposta. Era la stessa cosa che gli aveva risposto prima. Prima di guardare la vetrina di quel negozio per bambini dal quale erano appena fuggiti come ladri. La guardò, sollevando un sopracciglio per mostrarle di essere poco convinto. E in effetti non era per niente convinto di quel niente. Quel tizio mi metteva a disagio. Aveva qualcosa di... non lo so... strano. Ecco. Questo era più plausibile. E non perché quel tizio metteva a disagio anche lui, ma perché era stano forte! Cioè, se fossero entrati in un sexy shop allora un commesso del genere sarebbe stato molto più… normale?! Si, in un certo senso sarebbe stato prevedibile, non scontato ma prevedibile. In un negozio per bambini cosa diavolo ci faceva quello?! Che poi, Nick, aveva avuto la vaghissima impressione che in qualche modo ci provasse. Ma forse era solo un’impressione appunto. Si, magari era solo la paura che lo facesse sul serio a indurlo a vedere in tutto quello che faceva, atteggiamenti poco consoni. Si, probabilmente era così.
Pensi che… che ci abbia provato?
Chiese poi con titubanza. Non voleva sembrare uno stupido omofobo convinto di dover per forza attirare su di sé tutti gli omosessuali che incontrava. No! Lui non era un omofobo, non aveva nulla contro le persone a cui piaceva stare con lo stesso sesso. Insomma cosa facevano di male? Nulla. Non rubavano, non uccidevano, non evadevano le tasse… e anche se lo facessero erano sicuramente più etero a farlo, quindi. Non c’era motivo per avercela con loro, non né aveva, né vedeva. Solo che si sentiva un po’… a disagio se notava troppo… capito no?! E se ne vergognava. Un bel po’ anche. Comunque ormai siamo fuori, no? Non importa. Ecco. Questa, anche se non era proprio una risposta alla sua domanda, era comunque una risposta che poteva andare. Non importa. Anche se il non importa era riferito al Cosa ti è preso? di prima. Ed era comunque impossibile che non fosse successo niente, e era altrettanto improbabile che non avesse importanza. "Madame! Monsieur! I vostvi sopvabiti!" Nick si voltò appena in tempo per vedere quello strano tizio farsi largo tra la folla coi loro cappotti in mano. Bè, almeno era stato gentile, e per la prima volta da quando l’aveva visto , il biondo, si sentì in dovere di benedire Merlino per la sua magnanimità. Magari adesso quella corsa contro il tempo, lo spazio e la materia avrebbe avuto termine. Magari era solo una dolce illusione del momento, magari ne era anche consapevole, ma magari non voleva pensarci. Se illudersi significava tornare alla normalità della loro passeggiata, allora vada per l’illusione. Vide Eilys afferrare la bacchetta e puntarla verso l’uomo pelato ormai non più tanto lontano. Per un attimo sgranò gli occhi azzurri in un’espressione puramente sconcertata, pensando che la ragazza volesse fare qualcosa di insanamente e irrimediabilmente sciocco, ma poi dalle labbra della ragazza uscì solo la formula dell’incantesimo d’appello. Tirò un sospiro di sollievo, lanciandole un’occhiataccia. Ma Eilys non lo stava guardando, ma proprio per niente. Tieni. Disse sbrigativa passandogli il giubbotto con poca grazia. Ebbe giusto il tempo di infilare la prima manica che la ragazza ripartì come una furia fra la folla, e Nick fu costretto a seguirla facendo attenzione a non travolgere, né investire nessuno. GRAZIE! Una vecchietta che sostava d’avanti ad un negozio di fiori, fece appena in tempo ad entrare. Appena in tempo perché sta volta il ragazzo non sarebbe riuscito ad evitarla, non per colpa sua, ma della furia scatenata che in quel momento lo trascinava a destra e a manca senza prestare la minima attenzione a niente. Se quel giorno avessero deciso di viaggiare in auto a quest’ora avrebbero già ucciso qualcuno, ne era sicuro. S’intrufolarono in un altro negozio, che Nick riconobbe dopo un po’ grazie all’inconfondibile odore e allo starnazzare di alcuni gufi. Il Serraglio Stregato.
Certo che con i negozio oggi...
Disse guardando Eilys con una strana espressione divertita.
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Eilys si guardava intorno freneticamente, in cerca di una qualunque scusa che avesse potuta spingerla a entrare come una furia nel Serraglio Stregato. Il negozio era semi vuoto. Non c'era molta gente che si attardava in quel negozio. Forse per via dell'odore, oppure per il freddo che passava da alcune feritoie vicino al tetto. Ma la maggior parte dei maghi se doveva comprare un animale entrava, sceglieva, pagava ed usciva. Quindi, Eilys, visto che non devi comprare un animale, perché sei entrata? Mentre la ragazza si scervellava per trovare una motivazione valida -senza molto successo ovviamente,vide con la coda dell'occhio Nick voltarsi verso di lei. Meccanicamente la ragazza si girò per ricambiare il suo sguardo, e vide che sul viso di suo marito era dipinta un'evidente espressione divertita. "Certo che con i negozio oggi..." A quel punto per Eilys fu impossibile non sorridere e abbassare lo sguardo come una scolaretta colta in flagrante. Bé, aveva ragione dopotutto. Prima l'aveva trascinato via da un negozio per bambini in cui aveva dato di matto e comprato scarpette da quindici galeoni per niente, e poi l'aveva portato a forza dentro un altro negozio, stavolta di animali, dove faceva più freddo che in strada e c'era puzza di cacca di gufo. Insomma, doveva sembrare strano. Lo era. Ma probabilmente, Nick era abituato alle stranezze di Eilys. Infatti, la ragazza apprezzava enormemente il fatto che si limitasse ad accettare quelle reazioni bizzarre con un sorrisetto ironico e come uno spunto per prenderla un po' in giro. Eilys non sapeva se lo facesse perché al momento preferiva non indagare oppure perché non voleva metterla in difficoltà, ma comunque gli era estremamente grata che evitasse di fare ulteriori domande. Non avrebbe saputo rispondergli. E questo poteva rivelarsi un bel problema. Eilys sorrise e si strinse nelle spalle, poi prese la mano di Nick e in tutta noncuranza prese a girare per il negozio. Dietro il bancone, su cui stava accatastata una pila di gabbie di legno vuote, un campanello logoro e qualche busta di cibo per animali, stava una donna di mezza età, magra e dall'aspetto severo. Sedeva con la schiena appoggiata a una sedia, ed era intenta nella lettura di Trasfigurazione Oggi. Indossava un paio di occhiali spessi e rotondi, e aveva in naso adunco e le labbra sottili. In effetti assomigliava un po' a una civetta. Appena Eilys e Nick cominciarono a muoversi per il negozio, la strega alzò lo sguardo per un attimo, un po' infastidita. "Cercate qualcosa?" chiese con una voce monocorde che sembrava chiedere che le si rispondesse di no. Eilys scosse la testa. No, grazie. Diamo un'occhiata. La strega emise una specie di grugnito che doveva significare qualcosa tipo 'okay', e poi tornò alla lettura della sua rivista. Con un alzata di sopracciglia ironica verso Nick e un altro sorriso, Eilys si chinò verso una grossa gabbia, dove rotolavano pigramente tre piccoli Puffskein di varie sfumature di crema. La ragazza allungò la mano dentro la gabbia, e subito un Puffskein rotolò verso di lei e allungò la lingua rosa per leccarle le dita.
You're all that matters, You know if this earth should crack I'll be your solid ground. I will be there to catch you when you fall down. If I have to crawl, Get down on my knees, Whatever it takes, I'll do anything. I'd take the stars right out of the sky for you, I'd end the world give you the sun, the moon For all of time, forever loving you.
And now it's your chance to move on, change the way you've lived for so long. Find the strength you've had inside all along, cause Life starts now, you've done all the things that could kill you somehow, and you're so far down, but you will survive this somehow because Life starts now. All this pain... take this life and make it yours. All this hate... take your heart and let it love again.