I tacchi bassi di Eilys producevano un'eco sorda e asciutta ad ogni passo, mentre camminava per quella via poco illuminata di Hogsmeade. Era tardi, forse troppo tardi, ma lei doveva fare una cosa.
Nick era a casa, a dormire. Lui aveva avuto il turno di giorno, al Quartier Generale degli Auror, e a lei era toccato quello di notte. Era così tutti i giovedì. Gli altri giorni lavoravano insieme.
Però quella notte era insolitamente calma. Certo, non che ricevessero soffiate su riunioni o attentati di Mangiamorte a qualsiasi ora, ma quella notte era di una calma piatta quasi irritante.
Non un falso allarme, una congettura, nemmeno una bestia selvatica di pericolosità XXXXX sguinzagliata da qualche addestratore incosciente.
Niente.
E tutta quella calma, metteva addosso ad Eilys una certa inquietudine. Certo, sembra tutto a rovescio, vero? Di solito la calma rassicura. E invece no. L'istinto di Eilys le diceva che c'era qualcosa che non andava in quella tranquillità innaturale.
Che era solo la calma prima della tempesta. Che qualcuno stava organizzando qualcosa, e che per questo ancora non era successo niente.
Si era data della stupida almeno quattro volte, quella sera, a quel pensiero. Ma quel prurito fastidioso alla base della nuca non aveva accennato ad andarsene, e alla fine Eilys era schizzata in piedi, sbalzando indietro la poltrona del suo ufficio che aveva barcollato pericolosamente.
Aveva lanciato un ultimo sguardo incurante e rassegnato alla pila di pratiche sulla sua scrivania e aveva preso il cappotto dall'attaccapanni.
"Dove vai?" le aveva chiesto Vincent, uno dei pochi Auror che faceva il turno di notte con lei, quando era passata nell'ingresso.
"Esco." aveva risposto Eilys, senza fermarsi
"Credo di aver ricevuto una soffiata. Vi chiamo se è qualcosa di serio. Se avete bisogno di me Luminatemi." aveva aggiunto, sempre senza guardare Vincent negli occhi. Solo così le riusciva appena di mentire.
La verità, era che non voleva ammettere che se ne stava solo andando in cerca di guai. Come faceva da ragazzina, e come non avrebbe mai smesso di fare. Solo che non voleva ammetterlo neanche a se stessa.
"Ah, okay. Controlla di avere il Lumino acceso." aveva detto Vincent, tornando alle sue pratiche.
"Mh-mh." aveva assentito distrattamente Eilys, estraendo dalla tasca il suo Lumino.
Il Lumino era una specie di cercapersone per gli Auror, che si illuminava di una luce fortissima se c'era bisogno di loro al Quartier Generale o in qualunque altro posto, inviando un'immagine del luogo in cui dovevano correre. Faceva una luce così forte che anche se stavi dormendo era sicuro che ti svegliasse.
Una volta che si fu assicurata di avere il Lumino acceso e in funzione, anche se non ne aveva bisogno, visto che non lo spegneva mai, Eilys uscì dal Quartier Generale nella notte fresca di metà primavera.
Aveva subito capito dove andare, e si era Smaterializzata.
E adesso era ad Hogsmeade, diretta al più malfamato pub della Scozia, sicura che se c'era in atto qualche combutta, lì ne avrebbe notato i segnali.
L'orribile insegna de
La Testa di Porco le si presentò ben presto davanti in tutto il suo splendore, illuminata a malapena da un lampione appeso sopra la porta.
Facendo un respiro profondo, Eilys strinse la coda che le teneva su i capelli, cacciò le mani nelle tasche del cappotto (la destra a contatto con la bacchetta), e spinse la porta del pub.
Il locale le apparve subito buio e fumoso, e per un istante Eilys fu presa dalla smania di tornare indietro.
Non sapeva nemmeno più perché ci fosse andata. Possibile che non potesse accettare una singola notte di tranquillità?
La ragazza si guardò intorno, e sospirò. Già che c'era, a quel punto avrebbe preso qualcosa da mangiare per i ragazzi. Fece per voltarsi verso il bancone, quando qualcosa attirò la sua attenzione.
Eilys spalancò gli occhi, e una valanga di vecchi ricordi si riversò nella sua mente.
Una ragazzina bionda di undici anni la guardava con disprezzo, una cravatta verde argento legata con cura sotto il colletto, trafiggendola con i suoi occhi verde brillante. La stessa ragazzina, appena più grande che ghignava di lei e di Nick, e che rideva quando lei estraeva la bacchetta. Poi quella ragazzina difronte alla Sala Grande, poco tempo più tardi, che si mordeva le labbra e aveva negli occhi verdi una sofferenza che le aveva fatto quasi male, e per cui si era odiata. Poi la vedeva più grande, riconosceva il suo viso, i suoi occhi, ma i capelli biondi erano scomparsi: adesso il suo viso era incorniciato da un sipario nero corvino, cancellando anche l'ultima traccia di innocenza dalla sua figura. E infine quella ragazza più grande, ormai quasi una donna, che la guardava piena di furia, prima di lanciarle un incantesimo molto più serio di quanto lei si sarebbe aspettata.
E infine l'immagine che adesso aveva davanti agli occhi. Una donna dai lunghi capelli neri poggiati delicatamente su una spalla, un bellissimo viso e degli occhi terribili, un libro in grembo e un ghigno sulle labbra rosee.
Amabel Studebaker la fissava spietata con i suoi occhi affilati, uno sguardo che Eilys non aveva mai dimenticato. Quando lo incontrò, per Eilys fu come tornare la stessa bambina impulsiva che non riusciva mai a mantenere la calma davanti a tutto quello sprezzo.
In un attimo, lo sguardo della ragazza saettò dal viso di Amabel al suo braccio sinistro, appoggiato mollemente sul tavolo, che celava un segreto che Eilys non poteva ancora scoprire.
La voglia di andarsene la assalì, più forte di prima, ed Eilys fece per voltarsi e tornare indietro. Ma poi un pensiero le attraverso la mente come un lampo.
No. Non poteva scappare. Lei non era più quella Eilys Cullen. Non era più una ragazzina che avrebbe fatto di tutto pur di dimostrare al mondo quanto la sua nemica mortale fosse malvagia. Non era più quella bambina manipolabile e debole.
Adesso era una donna che aveva ripromesso a se stessa di smascherare il segreto nascosto in quel braccio apparentemente candido.
E doveva dimostrarlo ad Amabel. Ma doveva dimostrarlo soprattutto a se stessa.
I suoi tacchi fecero di nuovo rumore mentre si dirigeva a passo deciso verso la persona che più odiava al mondo. Le orecchie di Eilys erano sorde agli apprezzamenti degli astanti, e i suoi occhi cieci a tutto il resto tranne agli occhi di Amabel Studebaker.
Quando le si sedette difronte, fu con una calma glaciale che non aveva mai sperimentato con la Serpeverde.
Sorrise.
Buonasera, Amabel. E' davvero un sacco di tempo che non ci vediamo.Disse, come non fossero state altro che due amiche di scuola che si rincontrano dopo tanti anni, ognuna con un passato diverso alle spalle.
No. Amabel ed Eilys erano molto di più.
♥
You're all that matters,
You know if this earth should crack
I'll be your solid ground.
I will be there to catch you when you fall down.
If I have to crawl,
Get down on my knees,
Whatever it takes, I'll do anything.
I'd take the stars right out of the sky for you,
I'd end the world give you the sun, the moon
For all of time, forever loving you.
♥-♥

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And now it's your chance to move on, change the way you've lived for so long. Find the strength you've had inside all along, cause Life starts now, you've done all the things that could kill you somehow, and you're so far down, but you will survive this somehow because Life starts now. All this pain... take this life and make it yours. All this hate... take your heart and let it love again.
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Do you know what’s worth fighting for?

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